Anche noto come tinnito, l’acufene è un rumore, di solito un ronzio, avvertito in uno o in entrambe le orecchie e non generato da una fonte esterna.
Si tratta di un sintomo, che può scaturire da svariate condizioni, tra cui, innanzitutto, la perdita di udito legata all’età o all’esposizione di rumori molto forti.
In molti casi, l’acufene è un disturbo benigno e reversibile; tuttavia, può capitare che dipenda da cause sconosciute e che, proprio per questo, risulti più difficile da gestire.
Approfondiamo insieme, e analizziamo con maggiori dettagli cos’è l’acufene, quali sono le sue cause, come si presenta, come si risale alle sue cause e come si cura.
Cos’è l’acufene?
Di cosa parliamo in questo articolo
Acufene e il suo sinonimo tinnito sono i termini medici che indicano la percezione di suoni o ronzii nell’orecchio non generati da una fonte esterna.
In pratica, chi soffre di acufene sente dei suoni, come fischi, clic, ronzii, fruscii, pulsazioni, che nessun’altra persona avverte.
L’acufene è un sintomo e non una malattia, che può essere espressione di svariate condizioni, alcune di lieve entità clinica e altre più gravi.
Può essere acuto, quando dura meno di 3 mesi, oppure cronico, quando persiste per più di 3 mesi.
Chiunque può sperimentare il tinnito, ma in genere è più frequente tra gli individui di 40 e 80 anni.
Quali sono le cause di acufene?
Come anticipato, l’acufene può scaturire da svariati fattori. Le cause principali sono le seguenti:
- perdita di udito legata all’età: il cervello e la struttura nervosa che lo mette in comunicazione con l’orecchio, ovvero il nervo acustico, sono abituati a una certa stimolazione sonora. Quando l’orecchio funziona in modo meno efficace, a causa di un danno al sistema di percezione dei suoni, il cervello e il nervo acustico si trovano a ricevere meno stimoli del solito e, di conseguenza, per compensare questo deficit, generano autonomamente dei rumori fantasma. In altre parole, il nervo acustico si attiva anche senza un vero stimolo sonoro percepito, in quanto abituato a farlo;
- perdita dell’udito indotta da rumori forti: l’esposizione periodica a rumori forti o anche a un solo rumore molto intenso (es: esplosioni o colpi di arma da fuoco) può danneggiare le strutture interne dell’orecchio (in particolare le cellule ciliate presenti nella coclea del cosiddetto orecchio interno) e provocare tinnito;
- traumi o infortuni al collo o alla testa: queste condizioni possono danneggiare le strutture nervose che collegano l’orecchio al cervello e che sono indispensabili alla percezione dei suoni oppure le aree cerebrali deputate all’elaborazione dello stimolo acustico percepito. In genere, in questi casi, il tinnito è monolaterale, ovvero riguarda un orecchio soltanto;
- farmaci: specie quando assunti in dosi elevate, alcuni medicinali hanno come effetto collaterale il tinnito. In particolare, bisogna fare attenzione ad alcuni antibiotici, FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), antidepressivi, anti-tumorali e anti malarici;
- tappi di cerume e infezioni dell’orecchio: possono provocare una perdita temporanea dell’udito, con conseguente percezione di acufene.
Altri possibili fattori causali sono:
- disfunzioni della tuba di Eustachio: è il condotto che collega il cosiddetto orecchio medio alla rinofaringe e da cui dipende la corretta regolazione della pressione all’interno dell’organo uditivo;
- sindrome di Ménière: è una malattia cronica dell’orecchio, dovuta all’accumulo eccessivo di endolinfa, il liquido circolante nell’apparato vestibolare (preposto all’equilibrio) e nella coclea (deputata alla percezione acustica), le due strutture fondamentali dell’orecchio interno. La sindrome di Ménière si manifesta anche con vertigini, nausea, senso di vomito, perdita di udito;
- disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare: è l’articolazione che collega la mandibola al cranio, per la precisione all’osso temporale;
- schwannoma vestibolare: è un tumore benigno del nervo vestibolare, la struttura nervosa che collega l’apparato vestibolare dell’orecchio interno (che è l’organo dell’equilibrio) al cervello;
- otosclerosi: è una malattia dell’orecchio che comporta la crescita anomala di tessuto osseo attorno alla staffa, uno dei tre ossicini che compongono l’orecchio medio e che hanno un ruolo chiave nell’amplificare le vibrazioni sono pervenute al timpano e destinate all’orecchio interno;
- anomalie dei vasi sanguigni passanti vicino all’orecchio: possono provocare una forma di tinnito chiamato acufene pulsante o tinnito pulsatile. In tali frangenti, l’acufene è un suono ritmico, sincronizzato con il battito cardiaco;
- malattie croniche, quali quelle autoimmuni (es: lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide), il diabete mellito, le disfunzioni della tiroide, l’anemia, l’emicrania.
Alle volte, purtroppo, l’acufene è dovuto a cause non riconoscibili. Questo, chiaramente, complica la diagnosi e soprattutto la pianificazione di un trattamento efficace.
Fattori di rischio
Alcuni fattori possono provocare un aumentato rischio di sviluppare l’acufene. I più comuni sono i seguenti:
- esposizione a suoni forti: chi lavora con macchinari/strumenti rumorosi, motoseghe o armi da fuoco è più soggetto al tinnito. Lo stesso dicasi per chi ha l’abitudine di ascoltare la musica ad alto volume, specie con gli auricolari. Tutto ciò spiega perché tra i pazienti con tinnito figurino più spesso operai (soprattutto edili), musicisti, militari;
- età avanzata: l’invecchiamento comporta spesso un calo dell’udito, i cui effetti si sono discussi in precedenza;
- sesso maschile: i maschi tendono a sviluppare acufene più spesso delle donne;
- fumo e alcol: c’è un’associazione tra questi fattori e l’incidenza dell’acufene;
- problemi di salute quali obesità, ipertensione, malattie cardiovascolari e storia di traumi alla testa.
Come si può notare, all’origine dell’acufene ci sono sia fattori non modificabili (come età e sesso) e fattori modificabili (fumo, alcol, dieta). Essere a conoscenza di questo aspetto del disturbo può aiutare non solo a prevenirlo, ma anche a gestirlo al meglio.
Quali sono i sintomi dell’acufene?
L’acufene è tipicamente descritto come un ronzio nelle orecchie non generato da sorgenti di rumore esterne. Tuttavia, a volte, questo sintomo può presentarsi anche come:
- rombo;
- clic;
- sibilo;
- fischio;
- fruscio;
- pulsazione.
L’intensità degli acufeni non è uguale per tutti i pazienti: per alcuni si tratta di rumori di bassa tonalità, mentre per altri di suoni più intensi e acuti.
Un discorso simile va fatto anche per la loro persistenza: spesso, sono intermittenti (cioè vanno e vengono), ma possono anche avere un carattere continuativo.
In generale, l’acufene è un suono che solo il paziente è in grado di percepire. Solo in un caso è un sintomo oggettivo, che il medico può constatare: quando è dovuto a un’anomalia dei vasi sanguigni vicino all’orecchio, condizione che, come descritto in precedenza, prende il nome di acufene pulsante o tinnito pulsatile.
Quali complicanze può avere l’acufene?
L’acufene ha conseguenze che variano da paziente a paziente. Per qualcuno è un sintomo lieve e poco fastidioso, mentre per qualcun altro è un disturbo invalidante, che incide fortemente sulla qualità della vita.
Tra le possibili complicanze dell’acufene troviamo:
- disturbi del sonno e affaticamento;
- stress;
- difficoltà di concentrazione;
- problemi di memoria;
- depressione;
- ansia e irritabilità;
- mal di testa cronico;
- problemi lavorativi e relazionali.
Il trattamento di queste complicazioni può aiutare senza dubbio il paziente a sentirsi meglio, ma non interviene sul tinnito. Per quest’ultimo, serve una terapia personalizzata.
A chi rivolgersi per una diagnosi accurata?
In genere, il primo consulto vede per protagonista il medico otorinolaringoiatra, il quale, dopo aver analizzato l’orecchio, ricorre a esami specifici come l’audiometria, l’impedenzometria e la timpanometria.
Dopodiché, a seconda anche di cosa emerge dalla valutazione dell’otorinolaringoiatra, il paziente potrebbe dover incontrare un audiologo, un neurologo e/o un dentista, e sottoporsi a ulteriori esami, tra cui esami del sangue (per esempio, per valutare la salute cardiovascolare o la presenza di una malattia come il diabete) e test di imaging (es: risonanza magnetica, TAC, angiografia, ecografia).
In sostanza, quindi, per risalire alle cause dell’acufene è fondamentale un approccio multidisciplinare, che chiama in causa più figure professionali del settore sanitario.
Ricordiamo agli iscritti al Fondo Sanimoda che, nell’ambito della “Prevenzione Ipoacusia Over 50”, i Piani Sanitari prevedono la copertura delle spese sostenute per:
- Visita specialistica otorinolaringoiatrica;
- Esame audiometrico tonale e/o vocale;
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Come si cura l’acufene: i rimedi
Nei casi in cui l’acufene è dovuto a una causa specifica, individuata attraverso un’accurata diagnosi, il più delle volte è sufficiente correggere il fattore causale per risolvere il problema.
Ad esempio:
- se la causa è un eccesso di cerume, la sua rimozione comporta una riduzione dei sintomi;
- se la causa è un calo dell’udito dovuto all’età, l’utilizzo di un dispositivo acustico può alleviare il problema con ottimi risultati;
- se la causa è un problema vascolare (tinnito pulsatile), una terapia farmacologica specifica o un intervento di chirurgia vascolare mirato può risolvere il sibilo ritmico;
- se la causa è un farmaco, correggere il dosaggio o cambiare principio attivo può fare la differenza in positivo.
Nei casi in cui invece l’acufene è conseguenza di fattori non specifici (ovvero non se ne conoscono le cause), l’approccio terapeutico è differente (del resto, non può essere rivolto a una causa) e prevede la cosiddetta terapia del suono e, quando il tinnito inficia profondamente la qualità di vita del paziente, una terapia comportamentale atta a favorire una convivenza più serena con il disturbo.
È doveroso precisare che, in tali frangenti, non esiste una terapia risolutiva che cura l’acufene.
Terapia del suono
Attuata soprattutto nei momenti di riposo o rilassamento notturni, la terapia del suono punta a sopprimere/coprire i rumori che caratterizzano l’acufene, educando il cervello a ignorarli o creando una sorta di distrazione.
Esistono almeno due opzioni di trattamento:
- generatori di rumore bianco: i generatori di rumore bianco producono un suono statico o un suono ambientale come la pioggia che cade o le onde dell’oceano, allo scopo di coprire i rumori del tinnito. Queste soluzioni sono particolarmente utili alla sera, per addormentarsi. Ci sono generatori di rumore bianco progettati per essere posizionati vicino al cuscino e altre versioni in formato app, che si possono installare sul proprio smartphone;
- dispositivi di mascheramento: i dispositivi di mascheramento, invece, sono strumenti ideati per essere inseriti nell’orecchio, in modo simile a un apparecchio acustico, e per emettere in modo continuativo rumori bianchi di bassa tonalità.
La terapia del suono è in grado di alleviare l’intensità dell’acufene in modo efficace su una larga porzione di pazienti, ma è importante precisare che non cura il tinnito e la causa che lo provoca.
Terapia comportamentale
La terapia comportamentale può rivelarsi estremamente importante nella gestione degli acufeni dovuti a cause non riconoscibili. Essa, infatti, può aiutare il paziente a convivere con il tinnito, rendendo così quest’ultimo un’esperienza meno fastidiosa e maggiormente accettabile.
La terapia comportamentale include almeno due approcci possibili:
- terapia TRT (Tinnitus Retraining Therapy): è una terapia di rieducazione al suono, che combina i benefici della terapia del suono tramite generatore di rumore bianco a quelli di un counseling psicologico, in cui un esperto in materia di psicologia aiuta il paziente a gestire al meglio le emozioni negative collegate all’acufene;
- terapia cognitivo-comportamentale: si fonda sull’insegnamento di strategie e meccanismi per affrontare al meglio e rendere meno fastidiosi i sintomi dell’acufene. Inoltre, è di aiuto in tutti quei pazienti che, per colpa del tinnito, hanno sviluppato forme di ansia o depressione.
Esattamente come la terapia del suono, la terapia comportamentale non guarisce dall’acufene, ma può essere un ausilio importante nel ridurre la fastidiosità del disturbo.
Si può prevenire l’acufene?
Come analizzato in precedenza, l’insorgenza di alcune forme di acufene può dipendere da fattori modificabili, che si possono prevenire.
Nello specifico, in tali circostanze, importanti precauzioni sono:
- proteggere le orecchie dai rumori forti: chi svolge lavori o attività a rischio dovrebbe sempre indossare i dispositivi di sicurezza, che proteggono l’orecchio dai rumori molto intensi;
- abbassare il volume: quando si ascolta la musica, bisognerebbe sempre tenerla a un volume non lesivo per l’orecchio. Oggi, molti dispositivi per l’ascolto di musica segnalano quando il volume è troppo elevato;
- prendersi cura della salute cardiovascolare, tramite una dieta sana ed equilibrata e un esercizio fisico regolare: aiuta a prevenire le forme di tinnito collegate all’obesità o al malfunzionamento dei vasi sanguigni;
- limitare alcol e caffeina, e non fumare: queste sostanze, specie se in eccesso, possono alterare il flusso sanguigno e favorire l’insorgenza di acufeni.
Si segnala, inoltre, come un sonno regolare e una corretta gestione dello stress possano avere un effetto positivo su alcune forme di tinnito, specialmente quelle episodiche, caratterizzate da riacutizzazioni.
Domande Frequenti (FAQ)
L’acufene è la percezione di un rumore, come un ronzio, un fischio o un fruscio, avvertito nelle orecchie o nella testa senza una fonte esterna. Può essere costante o intermittente e variare per intensità e tonalità da persona a persona. Si stima che colpisca tra il 10% e il 25% degli adulti.
L’acufene non è una malattia, ma un sintomo di una condizione sottostante. Può derivare da svariate situazioni cliniche, alcune lievi e altre più gravi, come la perdita di udito o lesioni all’orecchio.
L’acufene soggettivo è percepito solo dal paziente ed è la forma più comune. L’acufene oggettivo è raro e consiste in un suono, spesso ritmico o pulsante, che il medico può effettivamente sentire tramite uno stetoscopio.
Il silenzio totale rende l’acufene più evidente perché mancano i rumori ambientali che normalmente lo mascherano. Di notte, la mancanza di distrazioni sonore focalizza l’attenzione del cervello sul tinnito, rendendo più difficile addormentarsi.
Le cause principali includono la perdita di udito legata all’età e l’esposizione prolungata a rumori forti. Altri fattori comuni sono l’accumulo di cerume, le infezioni dell’orecchio e l’uso di determinati farmaci.
Esiste una forte associazione tra stress e acufene, poiché le tensioni emotive possono agire come innesco o peggiorare la percezione del disturbo. Al contempo, un acufene severo può causare ansia e depressione, creando un circolo vizioso.
Sì, i disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare (mascella) e le tensioni muscolari o patologie del collo possono causare o aggravare l’acufene. In questi casi, muovere la testa o toccare certe aree può cambiare temporaneamente la qualità del suono percepito.
Sì, alcuni medicinali assunti ad alte dosi hanno il tinnito come effetto collaterale, tra cui alcuni antibiotici, antidepressivi e farmaci antitumorali. Anche i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come l’aspirina o l’ibuprofene possono esserne responsabili.
Bisogna consultare immediatamente un medico se l’acufene è improvviso e accompagnato da perdita dell’udito, vertigini o dolore. Il trattamento per la perdita improvvisa dell’udito è più efficace se iniziato entro i primi tre giorni.
L’acufene che colpisce un solo orecchio può essere il segnale di traumi specifici o di condizioni più rare come lo schwannoma vestibolare, un tumore benigno del nervo acustico. È importante escludere cause organiche localizzate tramite una visita specialistica.
L’esperto esegue un esame fisico dell’orecchio e richiede test come l’audiometria e la timpanometria. In base ai risultati, possono essere necessari esami del sangue o test di imaging come la risonanza magnetica o la TAC.
No, attualmente non esiste una cura farmacologica definitiva o una pillola specifica approvata per eliminare l’acufene. I farmaci vengono talvolta usati solo per trattare le complicanze associate, come l’ansia o i disturbi del sonno.
La TRT è una terapia di rieducazione che combina il counseling psicologico con l’uso di suoni a basso livello. L’obiettivo è “allenare” il cervello a riclassificare l’acufene come un suono neutro, fino a non notarlo più consapevolmente.
Sì, sono molto efficaci per chi soffre anche di calo dell’udito, poiché amplificano i suoni esterni rendendo l’acufene meno evidente. Esistono anche dispositivi combinati che uniscono l’amplificazione alla generazione di suoni rilassanti.
Sono dispositivi o app che emettono suoni costanti e piacevoli, come la pioggia o il vento, per coprire il rumore del tinnito. Servono a distrarre il cervello e sono particolarmente utili per favorire il rilassamento e il sonno.
Mantenere una dieta sana, fare esercizio fisico e garantire un sonno regolare aiutano a gestire il disturbo. È inoltre consigliabile limitare il consumo di alcol, caffeina e fumo, che possono influenzare negativamente il flusso sanguigno e l’intensità del suono.
Se non gestito, può causare disturbi del sonno, affaticamento cronico e difficoltà di concentrazione. A livello psicologico, può portare a irritabilità, ansia severa e depressione, influenzando la vita lavorativa e sociale.
In molti casi è reversibile, specialmente se legato a cause specifiche come il cerume o infezioni temporanee. Sebbene per le forme croniche non ci sia una cura risolutiva certa, esistono numerose strategie per ridurne drasticamente l’impatto e conviverci serenamente.
