Anche noti come terzi molari o ottavi, i denti del giudizio sono gli ultimi denti delle due arcate dentarie nonché gli ultimi denti definitivi a erompere (ovvero a emergere dalle gengive).
Sono spesso oggetto di estrazione chirurgica, questo perché possono determinare affollamento dentale, favorire carie, malattie gengivali o infezioni, provocare danni ai denti adiacenti, cisti follicolari o, addirittura, tumori. L’estrazione, però, non è un intervento indicato in automatico per tutti; tutto verte attorno alla possibilità che i denti del giudizio creino o meno problemi.
Va detto che la loro rimozione non priva la bocca di elementi con una reale importanza funzionale: i denti del giudizio, infatti, non sono fondamentali alla masticazione e triturazione e, anche per questo, una volta estratti, non richiedono sostituzione.
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Approfondiamo insieme e analizziamo con maggiori dettagli cosa sono i denti del giudizio e quando e perché è necessario estrarli.
Cosa sono i denti del giudizio?
Di cosa parliamo in questo articolo
- Cosa sono i denti del giudizio?
- Quanti sono i denti del giudizio?
- Quali sono le funzioni dei denti del giudizio?
- Quando i denti del giudizio sono un problema?
- Quando bisogna estrarre i denti del giudizio?
- Come si svolge l’estrazione
- Quando è il momento migliore per toglierli?
- Quando non serve estrarli?
- Domande Frequenti (FAQ)
I denti del giudizio sono gli ultimi denti delle due arcate dentarie (superiore e inferiore), tenendo conto di partire, ovviamente, dal centro di queste. In sostanza, sia sopra che sotto, sono gli ultimi denti in fondo alla bocca.
Appartengono alla categoria dei denti molari e, di conseguenza, presentano una corona piatta e cuspidi, che consentono loro di triturare e macinare il cibo.
Forniti di 1-3 radici (talvolta ne hanno anche 4), i denti del giudizio sono conosciuti anche con l’espressione di terzi molari, in quanto seguono, nell’arcata, i secondi molari; inoltre, nel linguaggio dentistico, è consuetudine sentirli chiamare anche ottavi, in quanto, partendo dal centro dell’arcata, più esattamente dal primo dente della semiarcata, corrispondono all’ottavo dente.
I denti del giudizio sono gli ultimi denti definitivi a erompere, ovvero emergere sotto i tessuti molli della gengiva. In genere, la loro comparsa avviene tra i 17 e i 25 anni, cioè in età adulta o quasi, il che ne motiva il nome: il termine giudizio si riferisce alla maggiore saggezza che si dovrebbe acquisire con la conclusione dell’adolescenza e il passaggio all’età adulta.
Quanti sono i denti del giudizio?
Descritta già la posizione, i denti del giudizio sono quattro, due per ogni arcata dentaria.
L’eruzione di tutti e quattro i denti del giudizio non è scontata: in molte persone, infatti, solo una parte di questi denti fuoriesce dai tessuti gengivali.
La mancata eruzione di uno o più denti del giudizio è un fenomeno considerato normale.
Quali sono le funzioni dei denti del giudizio?
Se erompono e crescono con il giusto orientamento, i denti del giudizio possono fornire supporto alla parte posteriore della bocca, preservare l’osso mascellare e contribuire alla triturazione del cibo.
Tuttavia, va detto che non sono necessari: le arcate dentarie fino ai secondi molari sono in grado di espletare perfettamente la funzione masticatoria della bocca anche senza i denti del giudizio.
La maggior parte dei dentisti li definisce vestigiali, termine questo che indica che un tempo avevano una funzione, mentre ora non più: la dieta dei nostri antenati si componeva prevalentemente in alimenti di consistenza dura (es: piante crude, carni dure), il che rendeva indispensabile il supporto dei denti del giudizio; con l’introduzione degli utensili e la preparazione del cibo, invece, le cose sono cambiate e si sono verificati dei cambiamenti evolutivi tali per cui mascella e mandibola sono diventate più piccole, e i denti del giudizio hanno perso di importanza sul piano funzionale.
Questi cambiamenti spiegano perché, oggi, nell’essere umano non c’è sempre posto per i denti del giudizio.
Quando i denti del giudizio sono un problema?
In ambito odontoiatrico, i denti del giudizio rappresentano un tema clinico molto discusso, poiché possono causare dei problemi.
In linea generale, i denti del giudizio possono essere causa di disturbi quando erompono in maniera non appropriata (per esempio, quando emergono in senso orizzontale) o quando, per mancanza di spazio, non erompono affatto.
I denti del giudizio problematici possono favorire condizioni come carie, cisti follicolari, tumori localizzati, infezioni, malattie gengivali, danni ai denti adiacenti.
I disturbi si manifestano tipicamente con dolore al dente, dolore facciale e/o dolore mascellare/mandibolare.
Quando bisogna estrarre i denti del giudizio?
I dentisti suggeriscono l’estrazione dei denti del giudizio quando:
- sono inclusi e a rischio complicanze: il termine “inclusi” indica che sono rimasti sotto la gengiva. I denti del giudizio inclusi non sono per forza un problema da risolvere con l’estrazione. Quest’ultima è necessaria quando causano o sono a rischio di provocare cisti o infezioni, che, a loro volta, possono danneggiare i denti adiacenti o il supporto osseo;
- sono cresciuti parzialmente: trovandosi in fondo alla bocca, i denti del giudizio sono difficili da raggiungere con lo spazzolino e il filo interdentale. Se la loro crescita poi è parziale (ovvero c’è una parte di gengiva che copre ancora il dente), l’opera di pulizia diviene ancora più complessa, il che si traduce in un rischio aumentato per carie e malattie gengivali dovute all’accumulo di batteri. Un dente del giudizio cariato, non completamente emerso dalle gengive, non può essere oggetto di otturazione: in questi casi, l’unica soluzione è l’estrazione;
- sono causa di affollamento dentale: se, per mancanza di spazio, non crescono con il giusto orientamento, i denti del giudizio possono provocare il cosiddetto affollamento dentale, una condizione che si associa a danno dentale.
L’estrazione dei denti del giudizio potrebbe essere indicata anche prima di mettere l’apparecchio, qualora il paziente presenti un problema di affollamento dentale: l’eliminazione di questi elementi dentali garantisce maggiore spazio agli altri denti, i quali possono così distribuirsi più agevolmente sulle arcate dentarie.
Poiché i denti del giudizio hanno un ruolo funzionale marginale e non indispensabile, dopo la loro estrazione, non è necessario sostituirli con impianti, procedura che, invece, è necessaria quando si parla di altri molari o di altri denti in generale.
Come si svolge l’estrazione
L’estrazione dei denti del giudizio è un intervento chirurgico che richiede l’anestesia locale.
Il tipo di operazione attuato dipende dal livello di eruzione del dente:
- in caso di dente ben visibile, è sufficiente la cosiddetta estrazione semplice, durante la quale il dentista fa uso di pinze e leve per togliere l’elemento dentale;
- in caso di dente parzialmente o totalmente incluso, è necessario un intervento di estrazione complessa, durante il quale il dentista seziona la gengiva e/o seziona il dente (per semplificare la sua rimozione). In alcune circostanze, nello specifico quando il dente del giudizio è ancora completamente accluso all’osso, l’estrazione complessa prevede anche la rimozione dell’osso stesso.
La rimozione dei denti del giudizio ha durata variabile: tutto dipende dalla complessità della procedura. Nella maggior parte dei casi, comunque, i dentisti impiegano dai 20 ai 40 minuti.
Anche quando l’estrazione è di tipo semplice, dopo l’intervento bisogna stare a riposo per qualche giorno, limitandosi ad attività tranquille (lo sport è controindicato), evitando di masticare dalla parte operata e preferendo cibi dalla consistenza molle.
Nei casi più comuni, il paziente può cominciare a tornare a svolgere la sua vita normale (compresa la ripresa di un po’ di sport e di attività più pesanti) nel giro di 2-3 settimane dalla procedura.
Dopo l’intervento e con l’esaurimento degli effetti dell’anestesia, il paziente potrebbe avvertire dolore per qualche giorno. Se questo disturbo è fastidioso, un antidolorifico da banco (paracetamolo o ibuprofene), ovviamente assunto solo dopo aver consultato il dentista e il medico di base, può essere una buona soluzione.
Nei primi giorni che seguono l’intervento, inoltre, la guancia dalla parte della zona operata potrebbe gonfiarsi. Anche questo disagio, se tutto procede per il meglio, tende a risolversi con il tempo, in genere nell’arco di una settimana.
Quali sono i principali rischi dell’intervento?
Sebbene sia una procedura comune, i rischi includono sanguinamento, alveolite secca (dolore intenso qualche giorno dopo l’estrazione) e infezioni.
Esiste anche il rischio di danni ai nervi vicini, che possono causare formicolio o intorpidimento temporaneo (o raramente permanente) a labbro, mento o lingua.
Quando è il momento migliore per toglierli?
Se i denti del giudizio sono a rischio di complicanze o sono responsabili di affollamento dentale (e, di conseguenza, sono candidati all’estrazione), la loro rimozione andrebbe realizzata in giovane età, tra i 15 e i 22 anni.
I motivi di ciò sono almeno tre:
- le radici non sono ancora completamente formate: questo agevola l’opera di estrazione da parte del dentista;
- l’osso mascellare è meno denso: anche questo aspetto rappresenta un punto a favore del dentista, per quanto riguarda l’estrazione;
- la convalescenza è più rapida.
La scelta di rimuovere i denti del giudizio e del momento migliore in cui farlo spetta al dentista, il quale decide in base alla stato di salute degli altri denti e del percorso terapeutico pianificato per il paziente.
Quando non serve estrarli?
I dentisti ritengono non indispensabile la rimozione dei denti del giudizio quando non causano problemi, sono cresciuti in maniera appropriata e non sono responsabili di affollamento dentale.
L’unico inconveniente che riguarda un po’ tutte le persone è l’igiene orale: raggiungere i denti del giudizio con lo spazzolino non è sempre facile, il che espone a carie e malattie gengivali anche il paziente in cui i denti del giudizio non sono candidati alla rimozione.
Per approfondire, invitiamo a leggere i nostri articoli dedicati all’odontoiatria:
- Pulizia dei denti (igiene orale): come si esegue;
- A cosa servono le cure canalari?;
- Ascesso dentale: cause, sintomi e trattamento;
- Apparecchio per i denti: cosa c’è da sapere;
- Estrazione denti: quali sono le cause principali?;
- Carie ai denti: tipi, cause, sintomi, cure;
- Sensibilità dentale: cause e rimedi;
- Parodontite (piorrea): come si previene e come si cura;
- Gnatologia: quando il mal di testa dipende dalla mandibola;
- Bruxismo: come proteggere i denti dal digrignamento notturno.
Domande Frequenti (FAQ)
I denti del giudizio, o terzi molari, sono gli ultimi denti permanenti a spuntare in fondo alla bocca, solitamente tra i 17 e i 25 anni. In genere ne crescono quattro, uno per ogni angolo della bocca, ma non sempre riescono a emergere completamente.
Erano essenziali per i nostri antenati che consumavano cibi crudi e duri come piante, noci e carni coriacee. Oggi sono considerati organi vestigiali (non più necessari), poiché l’evoluzione e i cambiamenti nella dieta hanno reso le nostre mascelle più piccole, lasciando spesso poco spazio per la loro crescita.
No, se sono sani, correttamente allineati e possono essere puliti quotidianamente, possono rimanere. L’estrazione viene consigliata quando sono inclusi (bloccati nell’osso), causano infezioni ricorrenti, carie non curabili, cisti o danni ai denti vicini.
Il tempo di recupero tipico è di 5-7 giorni. È normale avvertire dolore, gestibile con comuni antidolorifici, e notare gonfiore che raggiunge il picco tra il secondo e il terzo giorno. Potrebbe essere difficile aprire bene la bocca (trisma) e sarà necessario mangiare cibi morbidi per alcuni giorni.
Estrarre i denti del giudizio tra i 15 e i 22 anni è generalmente più facile e sicuro. In questa fase le radici non sono ancora formate del tutto, l’osso è meno denso e i tempi di guarigione e recupero post-operatorio sono significativamente più rapidi rispetto a un intervento in età adulta.
