La forma più comune di diabete mellito (copre oltre il 90% dei casi) è il diabete di tipo 2,una malattia metabolica cronica, caratterizzata da una condizione nota come iperglicemia, ovvero alti livelli di glucosio nel sangue.
Dipendente da un fenomeno noto comeinsulino-resistenza, il diabete di tipo 2 è una patologia fortemente connessa anche a comportamenti non salutistici, che, in Italia, in base ai dati ISTAT del 2020, presenta unaprevalenza del 5,9% (pari a 3,5 milioni di persone) e con un andamento in lento ma graduale aumento.
Il diabete di tipo 2 colpisce soprattutto le persone anziane (secondo il sistema di sorveglianza PASSI, la prevalenza aumenta a partire dai 50 anni), ma non è escluso che possa colpire individui più giovani, specialmente quando affetti da obesità e con una storia familiare per la malattia.
Analizziamo insieme, e approfondiamo con maggiori dettagli cos’è il diabete di tipo 2, quali sono le sue cause e i suoi sintomi, come si cura e quali sono le strategie di prevenzione.
Cos’è il diabete di tipo 2?
Di cosa parliamo in questo articolo
Come accennato prima, il diabete di tipo 2 è una malattia metabolica cronica, caratterizzata da alti livelli di glucosio (iperglicemia) e frutto principalmente di una resistenza dei tessuti all’insulina.
Proprio l’insulina, un ormone prodotto dalle cellule beta pancreatiche delle isole di Langerhans e avente la funzione di far entrare nelle cellule il glucosio presente nel sangue, ha un ruolo chiave nell’insorgenza e nel mantenimento del diabete di tipo 2.
L’iperglicemia è una condizione anomala per l’organismo umano e, se non trattata, può essere causa di danni a vasi sanguigni, nervi, occhi, reni, cuore.
Quali sono le cause del diabete di tipo 2?
All’origine del diabete di tipo 2 c’è principalmente un fenomeno conosciuto come insulino-resistenza o resistenza dei tessuti all’insulina.
L’insulina è un ormone pancreatico indispensabile a tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue: essa, infatti, si occupa di trasferire il glucosio presente nel sangue e acquisito perlopiù tramite la dieta nelle cellule, le quali lo sfruttano come fonte energetica per i loro processi.
Il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule è un meccanismo fondamentale per mantenere nella norma la glicemia.
Cosa causa l’insulino-resistenza?
Il diabete di tipo 2 è una patologia multifattoriale, alla cui insorgenza contribuiscono fattori non modificabili come età avanzata, genetica e familiarità, e fattori modificabili, come alimentazione scorretta, sedentarietà, eccessivo consumo di bevande alcoliche, fumo e tutte le condizioni associate a questi comportamenti non salutistici quali sovrappeso/obesità, ipertensione, aumento del girovita, ipercolesterolemia.
È importante richiamare l’attenzione sul ruolo di uno stile di vita non salutistico, in quanto, nei soggetti a rischio per motivi genetici, di familiarità o per l’età avanzata (che, come detto, sono fattori non modificabili), può rappresentare l’elemento decisivo a scatenare la patologia.
Occorre precisare che, se da un lato è vero che l’insulino-resistenza è il principale meccanismo patologico che avvia il diabete di tipo 2, è altrettanto vero che, spesso, in una fase successiva si aggiunge anche un’altra condizione, che alimenta la malattia: l’esaurimento delle scorte di insulina.
Ciò accade perché la resistenza all’insulina inganna l’organismo, facendogli credere che l’ormone sia deficitario, e lo induce a produrre ulteriore insulina, con il risultato finale che il pancreas ne esaurisce le riserve.
Fattori di rischio
Ecco, di seguito, un riepilogo dei fattori che possono favorire l’insulino-resistenza, il meccanismo che sta alla base del diabete di tipo 2:
- genetica: sono state individuate oltre 150 varianti genetiche nel DNA umano collegate al rischio di diabete tipo 2. Alcune di queste sono protettive nei confronti della malattia, mentre altre aumentano la possibilità di ammalarsi, favorendo il meccanismo della resistenza all’insulina;
- familiarità per il diabete di tipo 2: le persone con un genitore biologico affetto da diabete di tipo 2 hanno fino a un 40% di probabilità in più di sviluppare la stessa patologia, mentre quelle con entrambi i genitori diabetici presentano un rischio aumentato che può arrivare al 70%;
- sedentarietà;
- eccesso di grasso corporeo, soprattutto a livello di girovita (grasso viscerale);
- dieta squilibrata, in cui predominano alimenti ad alto contenuto di zucchero e/o grassi saturi e cibi ultra-processati;
- sovrappeso/obesità, ipertensione e ipercolesterolemia: sono tre condizioni strettamente correlate a uno stile di vita non salutistico, soprattutto per quanto concerne la dieta e l’attività fisica;
- prediabete: è una condizione di salute simile al diabete, caratterizzata da alti livelli di glicemia, non ancora sufficienti però per parlare di diabete vero e proprio;
- alcune terapie farmacologiche, come per esempio quelle a base di corticosteroidi;
- alterazioni ormonali, come quelle indotte da patologie come la sindrome di Cushing, che comporta un’aumentata produzione di cortisolo;
- stress cronico e sonno insufficiente.
Come spesso accade, la conoscenza dei fattori di rischio è senza dubbio un punto chiave della prevenzione.
Quali sono i sintomi del diabete di tipo 2?
Il diabete di tipo 2 è spesso una condizione che si instaura lentamente e che, soprattutto all’inizio, può causare una sintomatologia sfumata.
I classici sintomi del diabete di tipo 2 sono:
- sete intensa (polidipsia);
- bisogno di urinare spesso (poliuria);
- necessità di fare pipì di notte (nicturia);
- grande appetito (polifagia);
- stanchezza ricorrente (astenia);
- lenta guarigione di tagli e ferite;
- visione offuscata;
- pelle secca;
- prurito cutaneo;
- irritabilità;
- cefalea.
Soprattutto le donne, inoltre, hanno una spiccata tendenza a sviluppare infezioni vaginali da lieviti (es: candidosi) e infezioni del tratto urinario.
Segni di diabete di tipo 2
I tipici segni di diabete di tipo 2 sono i seguenti:
- iperglicemia (alti livelli di glucosio nel sangue);
- glicosuria (glucosio nelle urine);
- iperuricemia (aumento dei livelli di acido urico nel sangue);
- ipertrigliceridemia (altri livelli di trigliceridi nel sangue).
L’individuazione di questi segni avviene tramite esami di laboratorio su campioni ematici e delle urine. Questi controlli rientrano classicamente nell’iter diagnostico che serve a rintracciare il diabete di tipo 2.
Quali sono le complicanze del diabete di tipo 2?
Se non diagnosticato per tempo o non trattato, il diabete di tipo 2 può danneggiare diversi organi e tessuti del corpo: quando ciò accade, si parla di complicanze.
Le complicanze del diabete di tipo 2 vanno distinte in acute e a lungo termine.
Senza dubbio, sono molto più diffuse quelle a lungo termine, ma non bisogna affatto sottovalutare quelle acute, in quanto molto pericolose.
Complicanze a lungo termine
Le complicanze a lungo termine consistono in alterazioni sia dei grossi vasi (macroangiopatia diabetica) che dei vasi più piccoli, i capillari (microangiopatia diabetica).
La macroangiopatia diabetica accelera, di fatto, i processi aterosclerotici e aumenta il rischio di eventi cardiovascolari come ictus, infarto del miocardio, angina pectoris, arteriopatia periferica.
La microangiopatia diabetica, invece, ha un impatto negativo su organi come occhi (è potenziale causa di retinopatia diabetica), reni (nefropatia diabetica), nervi (neuropatia diabetica) e cute (rallenta la cicatrizzazione, con aumentato rischio di infezioni e ulcere).
La macroangiopatia e la microangiopatia non vanno intesi come due processi indipendenti: i loro effetti, infatti, possono sommarsi e determinare condizioni tipicamente nell’elenco delle complicanze.
Un esempio di quanto appena detto è il cosiddetto piede diabetico, una grave conseguenza del diabete di tipo 2, frutto delle neuropatia diabetica e dell’arteriopatia periferica, che, dapprima, altera la sensibilità e la circolazione sanguigna a livello dell’arto inferiore e, successivamente, specie se non curata, può determinare lesioni, ulcere e, infine, infezioni potenzialmente capaci di rendere necessaria l’amputazione per cancrena.
Complicanze acute
Le complicanze acute possono riassumersi nel cosiddetto coma iperosmolare non chetosico, una condizione derivante dalla persistenza per giorni/settimane di elevati livelli di glucosio nel sangue.
Si tratta di una complicanza molto seria, che può causare incoscienza e persino la morte.
Quali esami fare per la diagnosi?
Raccolta dei sintomi, anamnesi ed esame obiettivo sono, senza dubbio, importanti per individuare il diabete di tipo 2 e si possono considerare il punto di partenza dell’iter diagnostico.
Tuttavia, per stilare e confermare la diagnosi, servono una batteria di esami di laboratorio che sono:
- glicemia al mattino, a digiuno da almeno 8 ore: si parla di diabete se la glicemia è pari o superiore a 126 mg/dl (in un soggetto sano è inferiore a 100 mg/dl);
- esame delle urine finalizzato a quantificare il livello di glucosio: è fondamentale per la diagnosi di glicosuria;
- emoglobina glicosilata (anche nota con la sigla HbA1c): questo test fornisce una quantificazione media della glicemia degli ultimi 2-3 mesi. L’esito è indicativo di diabete quando il valore misurato è superiore a 6,5%;
- test da carico orale di glucosio (OGTT o test orale di tolleranza al glucosio): questo esame prevede due misurazioni della glicemia: una a digiuno (glicemia basale) e una a due ore di distanza dal consumo di una bevanda contenente 75 grammi di glucosio. Si parla di diabete se i valori della glicemia a due ore dal consumo di glucosio sono pari o superiori a 200 mg/dl (in un soggetto sano sono inferiori a 140 mg/dl);
- glicemia casuale: consiste nella misurazione della glicemia in un qualunque momento della giornata. In caso di diabete, i livelli glicemici sono pari o superiori a 200 mg/dl.
Nei pazienti che potrebbero essere a rischio anche di diabete di tipo 1 (una variante della malattia che colpisce generalmente persone più giovani e che è considerata una malattia autoimmune), per garantire una diagnosi corretta, sono fondamentali anche un dosaggio di autoanticorpi (es: anti-GAD, anti-insulina) e la quantificazione dei livelli di peptide C, un precursore dell’insulina, che nei pazienti con diabete di tipo 1 è ridotto mentre in quelli con diabete di tipo 2 è nella norma.
Ricordiamo agli iscritti del Fondo Sanimoda che i Piani Sanitari prevedono la copertura delle spese sostenute per sottoporsi a diversi esami e controlli per la gestione del diabete. I Piani Sanitari prevedono anche, per gli associati over 40 anni, il Servizio Monitor Salute dedicato alle patologie croniche.
Per tutti i dettagli, invitiamo a consultare il nostro sito web.
Come si cura il diabete di tipo 2?
Il diabete di tipo 2 è una malattia incurabile, nel senso che da essa non è possibile guarire.
Tuttavia, si tratta di una condizione controllabile, potenzialmente anche con risultati più che soddisfacenti. La chiave del successo della terapia (che corrisponde, chiaramente, a un trattamento sintomatico) è l’aderenza a essa.
Lo scopo dei trattamenti per il diabete di tipo 2 è, essenzialmente, quello di riportare e mantenere la glicemia entro livelli considerati normali. Ciò è doveroso, in quanto, come osservato in precedenza, è l’iperglicemia la causa non solo dei sintomi ma anche delle complicanze della malattia.
Le terapie cardine sono due: dieta sana ed equilibrata, e attività fisica regolare. Si tratta di due trattamenti all’apparenza semplici, ma che hanno un impatto determinante nel controllo della glicemia e che, purtroppo, non sono sempre di facile attuazione, in quanto richiedono impegno e continuità.
Se dieta e movimento non sono sufficienti a normalizzare la glicemia, serve un ulteriore intervento: i farmaci ipoglicemizzanti, medicinali che abbassano la glicemia.
Per ovvi motivi, poiché la gestione del diabete di tipo 2 prevede la normalizzazione di un parametro come la glicemia, è fondamentale controllare periodicamente i valori glicemici: così facendo, il medico curante verifica che il trattamento stia effettivamente funzionando o se, invece, serve una modifica al piano terapeutico.
Chi cura il diabete?
I pazienti con diabete di tipo 2 si affidano tipicamente alle cure di più figure del settore medico-sanitario; in particolare, tra queste si segnalano il medico endocrinologo-diabetologo, il medico di base, il medico nutrizionista, il medico oculista e, qualora serva un supporto ulteriore nella correzione delle abitudini alimentari, lo psicologo/psichiatra.
Dieta
In presenza di diabete di tipo 2, una dieta sana ed equilibrata serve non solo a controllare la glicemia, ma anche, in caso di bisogno, a contrastare sovrappeso od obesità, che sono due condizioni che sostengono la malattia.
I capisaldi della dieta in caso di diabete di tipo 2 si possono riassumere in questi punti:
- evitare gli eccessi calorici: è un dogma indispensabile per chi vuole mantenere il normopeso;
- prediligere carboidrati ricchi di fibre e a basso indice glicemico: pasta e riso integrali, orzo, avena, segale, farro rispondono perfettamente a questi requisiti;
- mangiare frutta e verdura: sono molto importanti per il loro apporto di fibre, antiossidanti e vitamine, e contribuiscono al controllo del peso corporeo. L’unica raccomandazione è quella di evitare frutta eccessivamente zuccherina e ortaggi amidacei (es: fagiolini, patate);
- preferire le carni magre (es: petto di pollo o tacchino, pesce) alle carni rosse e a quelle lavorate: i grassi saturi, tipici delle carni rosse, favoriscono la resistenza insulinica;
- evitare alimenti processati e ultra-processati, in favore di alimenti più naturali: gli alimenti processati e ultra-processati possiedono diverse caratteristiche negative, tra cui, per esempio, molto sale (pericoloso per un diabetico che spesso soffre anche di ipertensione), molte calorie, carenza di micronutrienti;
- evitare il consumo di bevande alcoliche: gli alcolici sono non solo privi di contenuto nutritivo, ma anche fattori di rischio per l’aumento del peso corporeo;
- limitare/eliminare il consumo di alimenti zuccherati (es: dolci, latticini zuccherati): si tratta di cibi ad alto indice glicemico e molto calorici;
- ridurre il consumo di sale: è importante per tenere sotto controllo la pressione arteriosa, un parametro che, spesso, nel paziente diabetico è alterato;
- prediligere i grassi buoni: questi grassi, che corrispondono agli insaturi come gli omega-3 e gli omega-6, hanno proprietà antinfiammatorie, che giovano all’apparato cardiocircolatorio e nervoso. Cibi che tipicamente apportano grassi buoni sono la frutta secca, il pesce azzurro (es: sgombro, sardine), i pesci delle acque fredde (es: salmone), l’avocado, l’olio extravergine di oliva.
Seguire una dieta con i sopraccitati dettami richiede impegno, ma anche conoscenze relative alle qualità nutrizionali degli alimenti. Ecco perché chi soffre di diabete di tipo 2 dovrebbe affidarsi anche alle cure di un medico nutrizionista.
Attività fisica
Nel paziente diabetico, il movimento regolare è indispensabile per quattro motivi:
- migliora la sensibilità dei tessuti all’insulina: questo significa che contrastare il fenomeno dell’insulino-resistenza, la condizione su cui si sostiene il diabete di tipo 2;
- induce il passaggio del glucosio dal sangue ai tessuti (in particolare quelli muscolari), attraverso un meccanismo indipendente dall’insulina (il che è particolarmente utile nel paziente carente di insulina): questo passaggio contribuisce ad abbassare la glicemia;
- aiuta a tenere sotto controllo il peso corporeo: muoversi significa bruciare calorie e tonificare un tessuto “vivo” come quello muscolare, che consuma energia anche a riposo;
- protegge e fortifica la salute cardiovascolare: come detto in precedenza, il diabete di tipo 2 è un fattore di rischio per ictus e infarto del miocardio.
Affidandosi alle linee guida dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il paziente diabetico dovrebbe praticare dai 150 ai 300 minuti di attività fisica aerobica di intensità moderata a settimana oppure, sempre a settimana, dai 75 ai 150 minuti di attività fisica aerobica di intensità elevata, facendo attenzione a limitare il tempo speso in attività sedentarie.
Inoltre, per ulteriori benefici, dovrebbe svolgere almeno 2 giorni a settimana dell’attività fisica di resistenza (allenamento con pesi), per fortificare la salute di ossa e muscoli, e, dopo i 65 anni, almeno 3 giorni a settimana dell’attività di miglioramento della mobilità e dell’equilibrio, per ridurre il rischio di cadute accidentali.
Farmaci ipoglicemizzanti
I farmaci ipoglicemizzanti per il diabete di tipo 2 si suddividono in due categorie: gli ipoglicemizzanti orali e gli ipoglicemizzanti per via sottocutanea.
Tra i medicinali a uso orale si segnalano:
- biguanidi (es: metformina): abbassano la glicemia, riducendo la produzione epatica di glucosio;
- sulfoniluree: abbassano la glicemia, promuovendo la secrezione pancreatica dell’insulina e migliorando la sensibilità periferica all’ormone;
- repaglinide e nateglinide: agiscono in modo simile alle sulfoniluree, ma in modo più rapido. Sono ideali da impiegare dopo i pasti;
- tiazolidinedioni: abbassano la glicemia, migliorando la sensibilità periferica all’insulina;
- inibitori della dipeptidil peptidasi-4 (es: alogliptin, linagliptin): riducono la glicemia, attraverso il prolungamento dell’azione del peptide 1 simile al glucagone (GLP-1) endogeno, un ormone che stimola la secrezione dell’insulina e blocca quella del glucagone (che ha effetti diametralmente opposti all’insulina).
Tra i medicinali da somministrazione tramite iniezione sottocutanea, invece, figurano:
- agonisti del recettore del GLP-1 (es: exenatide, liraglutide, dulaglutide): imitando gli effetti del GLP-1 endogeno, stimolano la secrezione di insulina;
- insuline sintetiche: disponibili in varie versioni (es: ad azione rapida, ad azione intermedia, a lungo rilascio), simulano gli effetti dell’insulina endogena.
I farmaci ipoglicemizzanti rappresentano un’opzione terapeutica riservata a specifici pazienti. Ecco perché, prima di poterli assumere, bisogna sottoporsi a una visita medico-endocrinologica specifica.
Come prevenire il diabete di tipo 2?
Come riporta diabete.org.uk, la prevenzione del diabete di tipo 2 si basa su tre punti chiave, che sono:
- mangiare sano;
- muoversi di più;
- tenere sotto controllo il peso corporeo.
Questi tre comportamenti si oppongono a quei fattori di rischio modificabili, come stile di vita sedentario, dieta sbilanciata, sovrappeso/obesità, ipertensione, aumento del girovita, ipertrigliceridemia, che sono stati menzionati in precedenza parlando delle cause.
I principali alimentari sono gli stessi analizzati in chiave terapeutica. Lo stesso dicasi per le indicazioni relative all’attività fisica.
Prevenire il diabete di tipo 2 con assoluta certezza non è possibile; tuttavia, scelte di vita salutistiche, portate avanti negli anni con costanza, assicurano un buon livello di protezione.
Domande Frequenti (FAQ)
Il diabete di tipo 2 è una condizione cronica che si verifica quando il corpo non utilizza correttamente l’insulina o il pancreas non ne produce a sufficienza, causando un accumulo di zucchero nel sangue. È la forma di diabete più diffusa e colpisce prevalentemente gli adulti, sebbene sia in aumento anche tra i giovani a causa dell’obesità.
I sintomi si sviluppano spesso lentamente e possono includere sete eccessiva, minzione frequente, fame insolita e stanchezza. Altri segnali importanti sono la visione offuscata, ferite che guariscono lentamente e formicolio a mani o piedi. Molte persone possono convivere con la patologia per anni senza saperlo poiché i sintomi sono inizialmente lievi.
L’eccesso di peso (specialmente il grasso addominale) e la sedentarietà sono i principali fattori di rischio modificabili. Anche la genetica gioca un ruolo fondamentale: il rischio aumenta significativamente se un genitore biologico o un fratello ne sono affetti. Altri fattori includono l’età superiore ai 45 anni, l’ipertensione e la presenza di prediabete.
Sì, uno stile di vita sano può prevenire o ritardare l’insorgenza della malattia in molti casi. Le fonti suggeriscono di mantenere un peso salutare, seguire una dieta ricca di fibre e povera di grassi saturi e praticare almeno 150 minuti di attività fisica moderata a settimana. Anche evitare di stare seduti per periodi troppo lunghi è una strategia preventiva efficace.
Attualmente non esiste una cura definitiva, ma la condizione può essere gestita efficacemente con cambiamenti dello stile di vita e farmaci. In alcuni casi, è possibile raggiungere la remissione, ovvero riportare i livelli di zucchero nel sangue a valori normali senza l’uso di farmaci. Tuttavia, il monitoraggio costante rimane essenziale per tutta la vita per evitare che i livelli di glucosio risalgano.
Livelli elevati di zucchero nel sangue nel tempo possono danneggiare gravemente cuore, reni, occhi e nervi. Le complicazioni includono un rischio maggiore di infarti, ictus, perdita della vista, insufficienza renale e problemi ai piedi che possono richiedere amputazioni. Una gestione corretta della glicemia è fondamentale per ridurre drasticamente questi rischi.
